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Home » Memoria » Viaggio nelle terre siciliane liberate dalle mafie. Quarta puntata: i sopravvissuti di Portella

Viaggio nelle terre siciliane liberate dalle mafie. Quarta puntata: i sopravvissuti di Portella

Posted by: Lacche    Tags:  Portella della Ginestra    Posted date:  May 28, 2009  |  No comment


“Questa è la nostra storia!”, raccontano ogni volta che possono i sopravvissuti alla strage di Portella della Ginestra, chiedendo ancora, dopo tanti anni, di conoscere i mandanti e la presenza, sul luogo della mattanza, del Presidente della Repubblica.
Il Primo maggio 1947 la festa dei lavoratori poteva celebrare in Sicilia il successo ottenuto dall’alleanza tra socialisti e comunisti (Blocco del Popolo) che il 20 aprile avevano ottenuto un successo elettorale senza precedenti, consentendo alla sinistra di conquistare, col 30% dei voti, la maggioranza relativa all’Assemblea regionale siciliana. Numeri destinati a cambiare radicalmente dopo la strage. A livello nazionale, Alcide De Gasperi strumentalizza le polemiche scoppiate in Parlamento sulle responsabilità connesse alla carneficina compiuta dalla banda di Salvatore Giuliano. E mentre Girolamo Li Causi, per il Partito Comunista, punta il dito contro la “santa alleanza” tra mafiosi, democristiani e agrari, il presidente del Consiglio apre una crisi che avrà l’effetto di estromettere per sempre la sinistra dal governo del Paese. Analoga operazione si compie in Sicilia, dove si installa un governo di centro-destra presieduto da un democristiano. E quando il 18 aprile del 1948 si torna alle urne, si scopre che il terrore e l’odio seminati con le stragi dei sindacalisti, dei braccianti e di Portella rende più di ogni propaganda.
Di questo terrore e di questo odio parlano i testimoni sopravvissuti al fuoco del bandito Giuliano, alcuni dei quali Libera Radio ha incontrato proprio a Portella e dedicato la puntata del 23 maggio andata in onda su Città del Capo Radio Metropolitana di Bologna.
Mario Nicosia, ricostruisce così quella giornata del Primo di maggio. Aveva 22 anni.

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Questo è il drammatico racconto di Serafino Petta, 78 anni, allora ne aveva 16.

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L’ultima testimonianza raccolta è quella di Giacomo Schirò, 79 anni. I suoi sono i ricordi di un diciassettenne.

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Pictures by Paolo Righi/Meridiana Immagini


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