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Home » Cultura della legalità » Via D’Amelio 22 anni dopo, in un libro e nelle parole di Lucia Borsellino

Via D’Amelio 22 anni dopo, in un libro e nelle parole di Lucia Borsellino

Posted by: Lacche    Tags:      Posted date:  July 12, 2014  |  No comment



Il 19 luglio 1992 morivano Paolo Borsellino e Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, cinque agenti della sua scorta. A 22 anni dalla strage di via D’Amelio la verità è ancora lontana. Depistaggi, pentiti taroccati, investigatori infedeli, servizi segreti hanno inquinato la scena del delitto e, negli anni, i vari processi che si sono susseguiti. Clamoroso errore giudiziario o vile depistaggio che sia, la storia è da riscrivere. Nel libro “Dalla parte sbagliata. La morte di Paolo Borsellino e i depistaggi di via D’Amelio”, edito dalla casa editrice Castelvecchi, le autrici Rosalba Di Gregorio e Dina Lauricella scelgono di farlo osservando i fatti proprio «dalla parte sbagliata». I due punti di osservazione speciale sono quelli di Vincenzo Scarantino, il pentito più anomalo che i nostri tribunali abbiano mai ascoltato, e della stessa avvocata Di Gregorio, legale di numerosi boss di Cosa Nostra, tra cui Bernardo Provenzano, Michele Greco e Vittorio Mangano, lo «stalliere» di Arcore. Di Gregorio, nel lungo capitolo “Diario di un avvocato di mafia”, racconta vent’anni di processi Borsellino. Se Scarantino è stato solo una pedina del depistaggio e se la Procura di Catania si appresta a revisionare il processo Borsellino bis, significa che di questa strage si è capito e si sa davvero poco. Dina Lauricella, giornalista palermitana da anni inviata della trasmissione Annozero, “riavvolge il nastro” per aiutare non solo a dare un volto a chi ha ucciso il magistrato, ma anche e soprattutto, a scoprire chi ha dato l’ordine e perché. Così scrive nelle sue riflessioni sulla vicenda: “Il caos non l’ha creato Scarantino […] bisogna farsene una ragione e ripartire da qui, all’indietro, per capire chi ci ha dato da bere questa infima ricostruzione, chi l’ha voluta, chi l’ha eseguita, chi l’ha difesa e chi l’ha convalidata”.

«Stare dalla parte giusta significa riconoscere gli errori, cercare umilmente la verità e volerla con coraggio. Significa rinunciare anche a false e più comode ricostruzioni della storia edificate ad arte che alludono a effimeri successi e allontanano dalla verità, rendendone più arduo e faticoso il raggiungimento. Potrò non vederla la verità ma ne pretendo la ricerca, per dare un senso alla vita di chi è morto per questo».
Così scrive nell’incipit al libro Lucia Borsellino, figlia del magistrato ucciso in via D’Amelio, che lo scorso giugno in occasione della presentazione del lavoro di Lauricella e Di Gregorio ha denunciato pubblicamente: “Vent’anni fa con mio fratello consegnammo alla Procura di Caltanissetta l’unica agenda di mio padre rimasta a casa, quella grigia dell’Enel, l’unico documento in cui si evince che mio padre avesse incontrato l’onorevole Mancino e qualcun altro il primo luglio del 1992. Questa testimonianza sarebbe potuta divenire verità processuale se solo la Procura l’avesse depositata agli atti”.

Una corposa appendice al libro riporta gli appunti “misteriosi” sui verbali di Vincenzo Scarantino, stralci degli interrogatori ai poliziotti del gruppo investigativo Falcone-Borsellino che ne potrebbero essere stati gli autori, una breve sintesi di ricostruzione cronologica dei vari processi Borsellino.


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