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Home » Cultura della legalità » Sicilian Ghost Story. Libera Radio a Cinevasioni, Festival del Cinema in Carcere

Sicilian Ghost Story. Libera Radio a Cinevasioni, Festival del Cinema in Carcere

Posted by: Lacche    Tags:  Antonio Piazza, Bologna, Carcere della Dozza, Cinevasioni, Fabio Grassadonia, Filippo Vendemmiati, Giuseppe Di Matteo, Sicilian Ghost Story    Posted date:  October 10, 2017  |  No comment



E’ in corso, si è aperto il 9 ottobre e andrà avanti fino al 14 ottobre, Cinevasioni, primo festival del cinema in carcere, in programma nella Casa Circondariale della Dozza di Bologna. Per il secondo anno consecutivo Cinevasioni porta la cultura del cinema all’interno della realtà del carcere e apre il carcere a registi e attori, alla critica e a un pubblico anche di giovani delle scuole.

Organizzato dall’Associazione Documentaristi Emilia – Romagna in collaborazione con Direzione della Casa Circondariale Dozza di Bologna e con il Ministero della Giustizia – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Cinevasioni ha il sostegno della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, del Gruppo Hera, di Coop Alleanza 3.0, Legacoop Bologna e Rai Cinema.

Cinevasioni vede anche quest’anno la direzione artistica di Filippo Vendemmiati e quella scientifica di Angelita Fiore. Presenta opere, tra film di finzione e documentari, accompagnate e introdotte dai loro autori. I detenuti che hanno partecipato a CiakinCarcere – un laboratorio cinematografico che ha dato opportunità ad alcuni di loro di ottenere il regime di semi-libertà – sono la giuria del Festival, presieduta dal drammaturgo Paolo Billi. Al vincitore andrà la “Farfalla di Ferro”, fabbricata nell’officina metalmeccanica all’interno della Dozza. Altra “Farfalla di Ferro” alla carriera andrà quest’anno a Carlo Delle Piane, protagonista di uno dei film in concorso.

Mirko e Filippo sono due detenuti del carcere della Dozza che fanno parte della giuria del Festival Cinevasioni. Li abbiamo ascoltati prima della proiezione di Sicilian  Ghost Story, per capire dalle loro voci l’atmosfera con cui si è aperto il ciclo di film.

“Cinevasioni è il più improbabile Festival del Cinema organizzato in un posto davvero fuori dal comune – dice Filippo Vendemmiati, direttore artistico del Festival. Un giorno un detenuto mi disse: <Certo, per voi è più comodo girare un film sul carcere che accogliere a casa vostra un detenuto>. E’ così che è nato Cinevasioni, con la decisione di portare in carcere la casa del cinema. Non solo film, ma le persone che ci lavorano, il pubblico, gli impianti e la sala. Oggi questo detenuto è un semilibero e lavora a casa nostra insieme al gruppo di volontari che organizza Cinevasioni”.

Libera Radio ha, dunque, assistito alla proiezione di Sicilian Ghost Story, l’ultimo lavoro di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, che ha inaugurato la 56^ Semaine de la Critique a Cannes. Il film si svolge in un paesino della Sicilia, vicino a un grande bosco, dove vivono Giuseppe e Luna, due giovani compagni di classe. Un giorno, mentre i due sono insieme, Giuseppe scompare. Tutti tacciono di fronte alla misteriosa sparizione, tranne Luna che, innamorata del suo compagno, vuole fare di tutto per ritrovarlo. Ispirato alla storia reale di Giuseppe Di Matteo (figlio del “pentito” di mafia Santino Di Matteo), sequestrato nel 1993 e, dopo una lunga prigionia, ucciso e disciolto nell’acido, questo film è romantico e struggente, ma anche malinconico, drammatico e inquietante. Come ha descritto una critica al film, intreccia “in modo evocativo la ricchezza del racconto di fiabe con l’oscenità dell’azione criminale”.

Il corpo di un adolescente che sparisce ad opera di mafiosi, ma ricompare nei sogni e nelle visioni della sua giovanissima innamorata; un racconto di fantasmi nato da un fantasma dell’immaginario dei due registi, per anni rincorsi quasi in modo ossessivo dalla oscenità dell’oblio a cui era stata consegnata la storia di Giuseppe Di Matteo.

Grassadonia e Piazza costruiscono così un racconto delicato e onirico, ma a partire dall’orrore e dalla pena di chi amava il giovane Giuseppe, dalla memoria delle vittime di mafia e da tutto ciò che la cronaca non può restituire. “Una storia realistica non serve a niente e nessuno – ha detto ai microfoni di Libera Radio uno dei due autori, Fabio Grassadonia – se non a fare intrattenimento. Invece, a noi interessava come da una storia, la più annichilente di tutte, si potesse schiudere una possibilità d’amore”. Un atto d’amore.

Proprio da qui siamo partiti nella conversazione che qui di seguito vi proponiamo con i registi, una conversazione in cui abbiamo coinvolto anche due dei moltissimi ragazzi delle scuole invitati a questa proiezione e al Festival. Un grande atto d’amore, spiegano i due autori, rincorso e desiderato per molto tempo, acceso dallo sguardo di una ragazzina innamorata.


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Lacche
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