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Home » Cronache dai territori » Calabria » Schiavonea. Viaggio nel Messico italiano

Schiavonea. Viaggio nel Messico italiano

Posted by: Lacche    Tags:  Antonello Mangano, Carmen Flore, ndrangheta, Piana di Sibari, Terrelibere    Posted date:  July 5, 2014  |  No comment



Cocò, tre anni, un colpo alla testa e poi bruciato. Florentina, 19 anni, uccisa a coltellate, gettata in un sacco. E sequestrata per mesi all’obitorio. Sei braccianti falciati dal treno. Gli impresari delle pompe funebri si contendono i cadaveri straziati a calci e pugni. Fabiana, 15 anni, bruciata viva. Senza distizione di età, senza riguardo alla nazionalità. È il Messico italiano.
Eppure la Piana di Sibari non è un pezzo di Sud isolato e consegnato a una violenza selvaggia. È uno dei nostri maggiori distretti agricoli, che esporta in tutta Europa. Tutti mangiamo le clementine di Corigliano. Ma per uno spaventoso scambio ineguale, la produzione a basso costo si nutre delle vite dei soggetti più deboli. Una macchina che beve sangue. Senza limiti.
Di questo posto non importa nulla a nessuno, tranne che al Papa. Colpito dalla morte del piccolo Cocò, ucciso e bruciato a tre anni, Francesco ha visitato Cassano e le zone circostanti il 21 giugno 2014. Mons. Nunzio Galatino, vescovo di Cassano, ha definito così la sua terra: «Un territorio da recuperare a una vita degna di essere vissuta».

Sono rimaste nell’ombra, però, le altre vicende legate alla presenza di migranti. Il brutale assassinio di Florentina, una ragazza rumena che come tante altre ha subito un duplice sfruttamento, sessuale e lavorativo. L’onnipresenza della ‘ndrangheta e le sue storie paradossali, come quella della sindaca sorella del boss che emette un’ordinanza xenofoba per la “sicurezza”.

La Piana di Sibari sembra come una periferia del Sud dove accadono cose che non ci riguardano. Invece è uno dei principali distretti agricoli d’Italia. Le clementine di Sibari si trovano a Roma come a Parigi. A dicembre invadono i supermercati europei. A un prezzo infinitamente superiore rispetto al salario dei braccianti rumeni. Arrivano sulle nostre tavole di Natale e noi serenamente ignoriamo tutto quello che accade sui luoghi di produzione.

Ma questo pezzo di Calabria è territorio europeo. Anche se appare una provincia messicana consegnata a una violenza senza redenzione. Infinitamente distante. Sia in termini geografici, per i collegamenti precari. Sia mediaticamente, per l’assenza – nell’immaginario collettivo – di un Sud così ricco di contraddizioni.
Perché l’aspetto più interessante di queste aree sono le dinamiche create dalla presenza massiccia di migranti. Ci sono donne rumene del tutto incoscienti – in senso positivo – che hanno sfidato la ‘ndrangheta semplicemente chiedendo il rispetto dei propri diritti in un ufficio comunale.
Oppure affrontando il racket delle pompe funebri, tanto brutale da contendersi in una macabra rissa i cadaveri dei braccianti rumeni falciati dall’unico trenino diesel del giorno.
Quest’incoscienza, migrante e femminile, è la sola nota di speranza nell’abisso di una brutalità totale. Ma non può rimanere isolata, dimenticata o ignorata. Perché altrimenti saremo colpevoli anche noi.

C’è un libro, di recente pubblicazione, che racconta tutte queste vicende. Si intitola Schiavonea. Viaggio nel Messico italiano. L’autore è Antonello Mangano, giornalista e saggista sui temi dello sfruttamento del lavoro, delle mafie che aggrediscono l’imprenditoria dei territori, dell’immigrazione. Alla fine degli anni Novanta ha fondato la casa editrice on line Terrelibere.org, uno dei primi siti web italiani a raccogliere e produrre inchieste e ricerche. Gli argomento sono i rapporti tra Nord e Sud del Mondo, la mafia, le migrazioni, l`economia e la disuguaglianza. Tutti i materiali sono diffusi liberamente su licenza Creative Commons. Qui di seguito la sua voce e quella di Carmen Florea, mediatrice culturale rumena che vive nella Piana di Sibari da circa dieci anni ed è stata testimone diretta di una delle vicende narrate nel libro.


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