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Operazione Minotauro, la ‘ndrangheta radicata in Piemonte

Posted by: Lacche    Tags:  Caselli, Enzo Ciconte, Giovanni Tizian, Minotauro, Torino    Posted date:  June 11, 2011  |  No comment

Cinque anni d’indagine “portati avanti da uomini straordinari con mezzi ordinari” ha affermato il Procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli. Tre distinti filoni d’indagine, quelli dell’Operazione Minotauro, poi confluiti in un unico immenso dedalo di nomi, fatti, connessioni. Ben 191 persone iscritte nel registro degli indagati, 141 i mandati di custodia cautelare spiccati dal gip, due dei quali eseguiti in Calabria. Solo due, il resto è tutta una “questione settentrionale”, che vede il Piemonte come fulcro dell’operazione. Dopo l’operazione Crimine e Crimine 2 ecco un altro duro colpo alla mafia calabrese e alle sue ramificazioni. Gli arresti sono stati effettuati a Milano, Modena, Torino, Reggio Calabria. Tra i reati contestati: associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis), detenzione illegale di armi, traffico di stupefacenti, gioco d’azzardo, riciclaggio ma anche “voto di scambio” (416 ter) reato che coinvolge esponenti politici e della pubblica amministrazione. Infine, sequestri di beni riconducibili alla criminalità organizzata calabrese per un valore di 70 milioni di euro.

“Stupisce e amareggia che ci siano numerosi casi singoli che riguardano politici e amministratori usi a intrattenere rapporti d’affari e di scambio con persone riconducibili all’entourage mafioso. Nella città in cui Bruno Caccia è stato ucciso, che ci siano personaggi disposti a trescare con mafiosi o paramafiosi è inaccettabile”. Queste le parole di Caselli a stigmatizzare le connivenze tra le istituzioni locali e la ‘ndrangheta. Poi però, quando si chiedono i nomi, risponde “varie persone sono coinvolte a vario titolo, le indagini sono ancora in corso”, ma tra le 2542 pagine dell’ordinanza spicca il nome di Nevio Coral, già sindaco di Leinì per dieci anni e noto imprenditore locale, titolare della Coral spa con sede a Volpiano, gruppo industriale che opera nel settore ecologico della depurazione e trattamento dell’aria e dell’acqua.

Le indagini hanno svelato la presenza di nove locali (strutture regionali di controllo) di ‘ndrangheta tra Torino e provincia. La Natilie di Careri, in Torino città, e poi Rivoli, Chivasso, Moncalieri, Nichelino, Cuorgné, Volpiano, Nichelino e San Giusto. A queste si deve aggiungere la locale di Siderno che, pur radicata in Calabria, aveva ramificazioni dirette a Torino ed era guidata da Giuseppe Catalano. C’é poi la “bastarda”, una sorta di locale in prova, che ancora non aveva ricevuto tutti i diritti per essere riconosciuta, un soggetto nascente che testimonia la dinamicità della ‘ndrangheta piemontese.

Libera Radio ha chiesto a Enzo Ciconte, studioso delle penetrazioni dei cartelli mafiosi nel nord Italia, un commento a questa importante operazione di repressione della criminalità organizzata.

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Anche il giornalista e scrittore  Giovanni Tizian, collaboratore di Narcomafie e di altre testate di informazione dedicate alle cronache di mafia, offre una sua interpretazione sul significato della inchiesta della Procura di Torino.

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