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Operazione Aemilia: il sistema dello sfruttamento del lavoro

Posted by: Lacche    Tags:  Aemilia, Arci, Bianchini Costruzioni s.r.l., Bolognino, Cgil, Elia Zanetti, Franco Zavatti, sfruttamento del lavoro    Posted date:  March 3, 2015  |  No comment



Aemilia, l’operazione che il 28 gennaio ha portato all’arresto di 117 persone e che ha messo in evidenza l’esistenza di una cellula emiliana nell’ndrangheta che comprende anche imprenditori e politici locali, ha messo in luce un controllo non abbastanza attento da parte degli enti locali su appalti e subappalti, in particolare su quelle strutture verso le quali c’è stata una minore attenzione da parte della cittadinanza e delle tante associazioni che si sono mosse dopo il terremoto che ha colpito il territorio emiliano nel maggio del 2012.

Ai nostri microfoni Elia Zanetti, responsabile per l’Arci della zona di Mirandola.

 

Tra i documenti di Aemilia, un aspetto importante che emerge è quello riguardante il lavoro. Come si legge nell’ordinanza, a seguito del terremoto che ha colpito l’Emilia nel maggio del 2012, Bolognino Michele ha iniziato ad organizzare l’attività lavorativa di almeno 12 operai senza alcun legame di dipendenza con società a lui ricollegabili, mettendoli a disposizione della società BIANCHINI COSTRUZIONI S.r.l. di San Felice sul Panaro (MO)”.

Il lavoro dei dodici operai avveniva tramite metodi illegali, volti al guadagno dell’organizzazione mafiosa e caratterizzata da sfruttamento.

Bolognino, infatti, organizzava il lavoro tramite minaccia di licenziamento o di “male fisico” e tramite intimidazione, “derivante dalla nota appartenenza all’ndrangheta”.

Secondo l’ordinanza, inoltre, Bolognino approfittava “dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori, i quali in un contesto di grave crisi occupazionale, accettavano condizioni di impiego inique e onerose e caratterizzate dallo sfruttamento, che soltanto a fronte di un reale stato di necessità potevano essere imposte e tollerate”.

Mensilmente, Bolognino e il collaboratore Richichi trattenevano parti dello stipendio relative alla case edile, ai buoni pasto, alle visite mediche, alle indennità di mancato preavviso e ad altre spettanze, per un ammontare approssimativamente pari a circa € 1000 per ogni dipendente.
“Con ciò costringendo – come si legge nell’ordinanza – con costante intimidazione verbale e “ambientale” i dipendenti reclutati di cui veniva organizzata l’attività lavorativa, a tollerare un mensile prelievo del denaro pure a loro destinato, quale prezzo della intermediazione, con profitto ingiusto e pari altrui danno e obbligando sistematicamente i lavoratori ad un gravoso impiego settimanale senza fruizione della giornata di riposo”.

Ne parliamo con Franco Zavatti, coordinatore legalità e sicurezza della Cgil Emilia Romagna.


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