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Home » Cronache dai territori » Magistrati in prima linea. Dalle opposte parti della barricata

Magistrati in prima linea. Dalle opposte parti della barricata

Posted by: Lacche    Tags:  Antonio Ingroia, Carlo Lucarelli, Don Luigi Ciotti, Giuseppe Lombardo, Ilda Boccassini, Lirio Abbate, Politicamente Scorretto, Vincenzo Giglio, Vincenzo Macrì, Vincenzo Montemurro    Posted date:  December 3, 2011  |  No comment



Nel corso dell’ultima edizione di Politicamente Scorretto, la cui settima edizione si è di recente svolta a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, un incontro di particolare interesse dal titolo “Magistrati in prima linea” ha registrato le testimonianze di Giuseppe Lombardo, sostituto Procuratore DDA Reggio Calabria, di Antonio Ingroia, Procuratore aggiunto DDA Palermo e di Vincenzo Montemurro, sostituto Procuratore DDA Salerno, che si sono confrontati con Carlo Lucarelli, il giornalista dell’Espresso Lirio Abbate e Don Luigi Ciotti.

A partire dalla riflessione su che cosa rappresenta la “prima linea”, Lombardo ha parlato di una singolare ulteriore funzione che può svolgere la magistratura, quella cioè di spezzare la catena culturale che permette alla ‘ndrangheta di rigenerarsi e continuare a operare, salvaguardando la vita e la libertà dei giovani nati in contesti e famiglie di mafia.

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“La frontiera della mafia è luogo estremo della prima linea, ma ci sono tante altre prime linee. Esiste anche una “prima linea” mediatica – ha detto Ingroia – in cui si trovano i giudici che contrastano la criminalità organizzata”, che in un certo senso espone i protagonisti che la abitano a rischi minori rispetto ai tanti che invece sono più esposti a un “corpo a corpo quotidiano”  con il sistema di potere mafioso ma meno illuminati dai riflettori dei media. Per questo, ha continuato il magistrato, “l’esposizione mediatica va intesa come un vantaggio, una forma di protezione che ci impone di utilizzarla fino in fondo assumendoci un dovere in più di fare, comunicare, farsi portavoce di istanze talvolta ovvie e anche a costo di essere criticati”. Ha parlato anche di Costituzione, di “prima linea costituzionale” di difesa dei diritti dei cittadini, come pure di economie criminali che vanno diffondendosi e fagocitano l’economia nazionale: “E’ in corso processo di integrazione e, cosa ancora più grave, di trapianto tra le due economie che non vede alcuna crisi di rigetto, un dialogo mortale tra sistema criminale e sistema della corruzione, soprattutto nella politica nazionale”.

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Una Chiesa che “deve interferire” e sporcarsi le mani, quella evocata da Don Luigi Ciotti, che ha ricordato i due riferimenti della sua azione: il Vangelo e la Costituzione. “Lotta alla mafia vuol dire giustizia sociale – ha ribadito il presidente di Libera -, anche se oggi le politiche sociali hanno toccato il fondo. Dunque, non c’è voglia di lottare contro la mafia, di offrire speranza per l’affrancamento dalla più sottile e insidiosa delle schiavitù: vivere nel conformismo e nella legalità malleabile“. Si deve dare dignità ai magistrati e alle forze di polizia, ha concluso, dare dignità ai familiari delle vittime innocenti che invece hanno visto ridotto il fondo ad essi destinato. Il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura rappresenta non solo il doveroso intervento dello Stato a fianco di cittadini che già hanno sofferto e spesso contrastato la criminalità organizzata, ma anche uno degli strumenti più efficaci per combatterla. Il ddl di stabilità del governo Berlusconi ha invece ridotto di ben 10 milioni di euro il Fondo che scenderà dagli oltre 12 milioni inizialmente previsti per il 2012 a poco più di 2 milioni di euro (per saperne di più www.petizionionline.it)

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Lirio Abbate ha sottolineato come ciò che non è penalmente rilevante può essere socialmente rilevante e va raccontato

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Ricollegandosi ad Abbate, Vincenzo Montemurro ha affermato: “Non temo tanto gli attentati o la mafia, ma temo i miei colleghi, il sistema istituzionale che non è del tutto trasparente”.

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Da una parte all’altra della barricata, proprio prendendo spunto dalle parole di Montemurro, la cronaca di questi giorni ci porta alla voce di un altro magistrato,  Vincenzo Giglio, giudice del Tribunale di Reggio Calabria e presidente di Corte d’Assise. Tra le dieci ordinanze di custodia cautelare disposte dal Gip Giuseppe Gennari su richiesta del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dei pm Paolo Storari e Alessandra Dolci ed eseguite tra la Lombardia e la Calabria nei giorni scorsi, quella che sicuramente fa più rumore è proprio relativa a Vincenzo Giglio.

Ascolta Vincenzo Giglio

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Su di lui non solo ombre, ma piuttosto accuse che pesano come macigni: corruzione, favoreggiamento personale con l’aggravante di aver agevolato le attività di una cosca, quella dei Lampada-Valle. Un magistrato stimato, anche per il suo ruolo di docente di diritto penale alla scuola di specializzazione di Reggio Calabria, ma soprattutto impegnato all’interno di Magistratura Democratica e coinvolto in molte iniziative antimafia.

Quella che segue, infine, è un’intervista di Popolare Network a Vincenzo Macrì, Procuratore generale presso la Corte  d’Appello di Ancona ma a lungo presso la Procura di Reggio Calabria e già vice Procuratore nazionale antimafia. Da molto tempo afferma che la ndrangheta è proprio ciò che l’inchiesta della Boccassini sta facendo emergere.

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Foto di Don Luigi Ciotti/Massimiliano Verdino


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