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Home » Cronache dai territori » Le voci della rivolta: Yvan, bracciante di Nardò

Le voci della rivolta: Yvan, bracciante di Nardò

Posted by: Lacche    Tags:  braccianti, migranti, Nardò, Vag61, Yvan Sagnet    Posted date:  September 26, 2011  |  No comment



Nella Masseria Brancuri e nelle campagne pugliesi di Nardò, tra luglio e agosto, è nata una straordinaria esperienza di lotta e di autorganizzazione, in una battaglia contro il lavoro nero. A sessant’anni dalle ultime occupazioni delle terre del latifondo dell’Arno, è successo qualcosa di straordinario e sorprendente. Una quarantina di braccianti migranti che stavano raccogliendo pomodori per 3,5 euro a cassone (un’ora circa di lavoro), di fronte alle pretese del caporale di svolgere un’ulteriore mansione, chiedono un adeguato aumento della retribuzione. Il caporale dice di no. E’ già successo, ma questa volta i lavoratori non ci stanno, incrociano le braccia e interrompono la raccolta, sono stanchi dell’ennesimo sopruso. Prende vita uno sciopero che ben presto si trasforma in rivolta contro il caporalato, contro un sistema indiscusso di illegalità e sfruttamento schiavile (non solo delle manovalanze straniere), contro la paura e l’omertà in cui prosperano le mafie e la loro sovranità su quei territori.

Per far conoscere questa esperienza, al Vag61 di Bologna, si è svolto la settimana scorsa un incontro che ha visto la presenza di Yvan Sagnet, un giovane camerunese portavoce della protesta dei lavoratori migranti. Studente a Torino da 4 anni in Ingegneria delle Telecomunicazioni, Yvan d’estate lavora nelle campagne italiane come stagionale, per potersi pagare le tasse universitarie. Quest’estate era a Nardò.

Questo il suo racconto dei fatti

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