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Home » Cronache dai territori » Black Monkey, iniziato l’esame dei testimoni

Black Monkey, iniziato l’esame dei testimoni

Posted by: Lacche    Tags:  Black Monkey, Bologna, processo    Posted date:  June 7, 2014  |  No comment



Con la quinta udienza del 30 maggio che ha dato avvio alle prove testimoniali, nel Tribunale di Bologna è iniziata l’istruttoria vera e propria del processo Black Monkey. Dopo le dichiarazioni di Nicola Femia, che ha attaccato nuovamente il giornalista Giovanni Tizian, è stata sentita la testimonianza di Raza Hassan. Si tratta del giovane che l’11 gennaio del 2010 ha assistito al sequestro di El Toumi Ennaji, per il quale sono imputati Giannalberto Campagna e Ciriaco Carrozzino. El Toumi, infatti, ha affermato di essere stato vittima di un sequestro presso la località di Borgo Tossignano e di estorsione. Tuttavia, nel corso dell’udienza, visibilmente intimidito, Hassan ha dapprima e per più volte dichiarato di non ricordarsi bene dell’accaduto e, quando il presidente della Corte, Michele Leoni, gli ha fatto presente la possibilità di incorrere nel reato di falsa testimonianza, ha poi affermato, in risposta alle domande del Pm, che se aveva raccontato quelle cose ai Carabinieri, allora probabilmente le cose erano andate così.
Nella sesta udienza, svoltasi il 6 giugno, sono stati ascoltati alcuni testimoni del Pm: Eddy Callegari e Alessandro Bosi, della Polizia stradale di Bologna, e il vice brigadiere Cito Marina, appartenente al Gico fino al gennaio di quest’anno. In particolare, il Pm Francesco Caleca ha ascoltato i testi riguardo ai fermi e alle perquisizioni effettuate di Massimiliano Rizzo, il 22 dicembre 2010, e di Domenico Cagliuso il 12 novembre 2010 (data anche del suo arresto), imputati nel processo ed entrambi fermati dalla Polizia stradale su richiesta della Guardia di Finanza. Callegari ha confermato di aver rinvenuto nella macchina di Rizzo, all’interno di uno zainetto, 24mila euro in contanti, che Rizzo ha giustificato servissero per un pagamento di tasse. Nella macchina di Cagliuso, invece, sono state trovate nascoste delle mazzette di denaro per un valore complessivo di 20.470 euro (20.090 dei quali contraffatti), una pistola semiautomatica con matricola abrasa e 9 assegni.
Il teste Cito, del Gico, ha quindi riferito che i controlli richiesti su Cagliuso, indagato fin dall’ottobre 2010, puntavano a verificare il giro di raccolta di denaro per conto di Femia. Una raccolta, ha affermato il finanziere, che avveniva in diverse parti d’Italia. Durante il fermo di polizia, ha continuato Cito, Cagliuso fece anche una telefonata a Femia, il cui contenuto – che non ha potuto riferire in aula – è oggetto di una delle intercettazioni dell’inchiesta che ha portato al processo.
Durante l’udienza, l’avvocato di Nicola Femia, Luca Cianferoni, ha chiesto e ottenuto dal presidente Leoni che per meglio seguire l’andamento del processo l’imputato potesse uscire dal gabbiotto e sedersi tra lui e Calabrese, il suo secondo difensore. Leoni ha infine confermato le date delle prossime udienze: 11 giugno, 4 e 11 luglio.


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